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Analisi comparata delle eccezioni al diritto d'autore e dei modelli di licenze per la didattica

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Report scientifico di analisi e comparazione delle eccezioni al diritto d'autore per usi didattici e dei principali modelli di licenze e accordi tra titolari dei diritti e istituti d'istruzione: la situazione italiana a confronto con le esperienze di alcuni Paesi dell'Unione Europea e degli Stati Uniti d'America. Di Giuseppe Mazziotti

 

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SOMMARIO

1. Introduzione 2. Le utilizzazioni didattiche nel diritto italiano 2.1. Usi didattici per finalità illustrative e non commerciali 2.1.1. L'art. 70 LDA e i limiti imposti alle eccezioni a livello internazionale e europeo 2.1.2. Interpretazione e funzione dell'art. 70 LDA nella giurisprudenza italiana 2.2. Pubblicazione su Internet di musica e immagini a bassa risoluzione o degradate 2.3 Rilevanza della dimensione privata dell'utilizzazione delle opere 3. Eccezioni e licenze: una prospettiva comparata 3.1. Tipologie e ambiti di applicazione delle eccezioni 3.1.1. Europa continentale 3.1.2. Europa del nord 3.1.3. Stati Uniti 3.2. Funzione dei diversi modelli di licenza e accordo tra le parti interessate 3.2.1. Stati Uniti e Inghilterra 3.2.2. Europa continentale e Scandinavia 4. Quali soluzioni per il caso italiano?

ABSTRACT

Il presente studio analizza il regime giuridico delle utilizzazioni didattiche di opere protette dal diritto d'autore in Italia per poi confrontarlo con le diverse esperienze di alcuni Paesi dell'Unione Europea e degli Stati Uniti. L'analisi muove dall'esame delle disposizioni che la legge italiana sul diritto d'autore (L. n. 633/1941 e successive modificazioni e integrazioni: in seguito "LDA") riserva alle eccezioni per usi didattici prendendo in considerazione regole e limiti dettati dalla direttiva europea 2001/29/CE e, a livello internazionale, dalla Convenzione di Berna e da altri accordi rilevanti per la proprietà artistica e letteraria. Lo studio svela progressivamente una situazione difficile e contraddittoria a livello nazionale. La legislazione italiana, infatti, stabilisce un'eccezione specifica per certe utilizzazioni a fini didattici (all'interno dell'art. 70 LDA) che la giurisprudenza applica in maniera molto restrittiva e non ritiene passibile d'interpretazione analogica. Considerata tanta severità e puntualità, ci si aspetterebbe un ampio ricorso a licenze di utilizzazione idonee a disciplinare efficacemente attività non rientranti negli spazi stretti lasciati aperti dall'eccezione didattica esistente. E invece così non è: né i portatori d'interessi coinvolti né le istituzioni pubbliche competenti hanno sviluppato fino ad ora meccanismi di licenze o accordi (individuali o collettivi) in grado di legittimare utilizzazioni sempre più vaste di materiali protetti, soprattutto con l'ausilio di reti telematiche e piattaforme di e-learning. Gli usi didattici sono pertanto relegati a uno stato d'illegalità diffusa e d'incertezza insostenibile che danneggia economicamente i titolari dei diritti e limita fortemente le capacità di pianificazione e d'innovazione nell'insegnamento e nella ricerca degli istituti d'istruzione e delle università, già indeboliti da politiche di tagli dei fondi all'istruzione pubblica sempre più accentuate.

L'incertezza del diritto è ulteriormente aggravata, in primo luogo, dalla recente introduzione nella LDA (2008) di un'eccezione specifica per la pubblicazione su Internet di musica o immagini a bassa risoluzione o degradate, di cui lo studio analizza i retroscena e i motivi che sembrano condannarla senza appello alla disapplicazione; in secondo luogo, dal mancato adattamento alle nuove modalità di riproduzione e comunicazione digitale del disposto letterale di quelle norme della LDA che segnano il confine tra utilizzazioni private e pubbliche delle opere protette, esentando dal potere di autorizzazione dei titolari dei diritti d'autore le copie di materiale protetto realizzate per uso strettamente personale e le rappresentazioni o esecuzioni di opere limitate all'ambito scolastico.  

Un'analisi comparata delle eccezioni e delle licenze per gli usi didattici di opere protette in alcuni Paesi dell'Europa continentale (Germania, Francia, Olanda, Spagna), nell'Europa del nord (Inghilterra e Danimarca),  oltre che negli Stati Uniti, svela soluzioni e modelli contrattuali da cui lo studio trae spunto, in conclusione, per valutare la situazione italiana nel suo complesso e proporre tanto al legislatore quanto alle parti interessate soluzioni concrete per uscire dall'attuale situazione di stallo.

Nei Paesi dell'Europa continentale gli usi didattici consentiti da eccezioni sono individuati con sufficiente chiarezza a livello normativo e prendono spesso la forma di licenze legali, con la previsione di un diritto a compenso a favore dei titolari dei diritti. In Paesi quali l'Inghilterra e la Danimarca, invece, la legge delega la definizione degli usi didattici in gran parte ad accordi collettivi sottoscritti (o comunque negoziati) da organizzazioni rappresentative delle parti interessate. Negli Stati Uniti, al contrario, le utilizzazioni didattiche non comprese nella dottrina del c.d. fair use o nell'ambito di esenzioni specifiche (di cui beneficiano solo le università pubbliche e e gli istituti d'istruzione senza fini di lucro) formano oggetto di efficaci meccanismi di licenza, a livello sia individuale sia collettivo. 

In quasi tutti gli ordinamenti presi in considerazione nello studio, licenze e accordi conclusi da rappresentanti degli istituti d'istruzione e dei titolari di diritti d'autore costituiscono un elemento essenziale del sistema che regola l'utilizzazione di opere protette nell'insegnamento e determina i meccanismi e i livelli di compensazione economica degli autori e degli altri aventi diritto. In particolare, lo studio mostra come le varie tipologie di licenza o accordi conclusi nelle singole realtà nazionali (accordi individuali o collettivi; licenze volontarie, obbligatorie o estese) siano indotte dalla legislazione stessa e si pongano come diretta conseguenza del maggiore o minore intervento della mano pubblica nella regolazione e nel finanziamento dell'istruzione nel suo complesso. Prendendo atto di ciò, lo studio propone un adeguamento della normativa italiana alla situazione di Paesi quali la Germania e la Francia, cui l'Italia è vicina per tradizioni giuridiche e struttura dell'istruzione pubblica. In conclusione, lo studio propone l'anticipazione (almeno in ambito universitario) degli effetti di una possibile riforma legislativa dell'art. 70 LDA per mezzo di un accordo collettivo tra la Conferenza Italiana dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e i rappresentanti di autori e editori (SIAE, AIE e altri) che estenda le previsioni dall'intesa già raggiunta tra le stesse parti per la determinazione dell'equo compenso dovuto ad autori e editori per l'attività di fotocopia nelle biblioteche pubbliche.

 

 

 

 

 

 

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