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Paola Panarese (Università La Sapienza di Roma). Zoom su conoscenze, percezioni e prassi relative al diritto d’autore. L’analisi bivariata.

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Abstract

Per approfondire i primi risultati dell’analisi quantitativa, è stata effettuata un’analisi bivariata, volta a cogliere eventuali punti di convergenza o divergenza tra sottogruppi diversi nella conoscenza delle leggi sul diritto d’autore, nella percezione delle norme che lo regolano e nei comportamenti d’uso o scambio di prodotti culturali tutelati.

A proposito delle conoscenze, non si registrano grandi distanze nei sottogruppi del campione, a dimostrazione del fatto che il tema è conosciuto più o meno trasversalmente, probabilmente più in virtù di esperienze dirette che non per l’acquisizione di conoscenze universitarie.

Diverso è il caso delle opinioni: sono gli informatici i più critici nei confronti delle leggi esistenti, seguiti (talvolta inaspettatamente) dagli economisti. Gli studenti di comunicazione e lettere si collocano in una posizione intermedia, mentre quelli di giurisprudenza sono, prevedibilmente, più conservatori.

Tutto il campione, comunque, crede che il diritto d’autore tuteli più produttori, editori o distributori che autori. E una netta maggioranza di intervistati di facoltà diverse indica come soluzione ai danni da pirateria non tanto la maggiore durezza dell’applicazione delle norme esistenti o l’incremento dei sistemi di controllo, quanto la riduzione dei costi dei prodotti culturali copiabili.

Non a caso, oltre tre quarti degli intervistati scaricano prodotti protetti per ottenere un risparmio. Sono soprattutto i film a essere acquisiti perché gratis, ma i libri sono ricercati online soprattutto perché introvabili e la musica, oltre che per la sua gratuità, per valutarne l’opportunità di acquisto.

Il possesso di copie pirata, infine, è trasversale a categorie diverse. È un fenomeno in cui il ruolo di amici o parenti come distributori di contenuti supera quello della pirateria online e della vendita abusiva. Un caso che svela che i new media hanno amplificato comportamenti di violazione già diffusi prima della rivoluzione portata dal Web e dal file-sharing.

 

 

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